Citazioni sparse dal libro di Bill Bryson, In un paese bruciato dal sole
Le persone sono molto gradevoli: allegre, estroverse, sveglie e immancabilmente cortesi. Le loro città sono sicure e pulite e quasi sempre costruite sull’acqua. Hanno una società che prospera, ordinata ed egualitaria d’istinto. Il cibo è ottimo. La birra fresca. Il sole splende quasi sempre. Ci sono caffè a ogni angolo. Rupert Murdoch non vive più qui. La vita non potrebbe andare meglio di così.
Gli abitanti di Sydney sono persone abituate a vivere in una società sicura e libera da pregiudizi, in un clima che ti fa bello e forte, in una della più grandi città del mondo, e che allo stesso tempo vanno a lavorare su un battello uscito da un libro di storie per bambini verso una distesa d'acqua sublime.
Avete presente quelle giornate terse, quando il sole risplende con tanta intensità da rendere gli oggetti più banali del paesaggio luminosi come non mai, tanto che edifici e strutture che di solito non degnate di uno sguardo vi appaiono d'improvviso interessanti, se non belli? Be', in Australia sembra che quella luce ce l'abbiano più o meno sempre.
Stavo lentamente imparando che la caratteristica principale della vita sull’Appalachian Trail era la privazione, e che il punto nodale di quell’esperienza consisteva nell’allontanarsi da qualunque comodità della vita quotidiana, così che anche le cose più ordinarie […] potevano riempirti, al ritorno, di un senso di meraviglia e gratitudine.
Alla fin fine il mondo era un posto favoloso.
Non posso dire che sia stata un’esperienza che ci ha cambiato la vita, […] ma di certo mi ha insegnato a provare rispetto e ammirazione per le foreste, la natura e le colossali dimensioni dell’America. Inoltre ho perso un sacco di chili e per una volta mi sono ritrovato incredibilmente in forma.
Quasi tutte le strade australiane sono a due corsie, e questo fa una bella differenza. Non vi trovate tagliati fuori dal mondo più vasto, come quando siete in autostrada, ma sentite piuttosto di farne parte, di esserne intimamente connessi. Tutti i milioni di dettagli del paesaggio sono di fianco a voi, vicini, non confusi in qualche sfondo lontano, noiosamente epico. La vostra prospettiva cambia in modo radicale. Non ha quindi alcun senso accelerare, meglio, anzi, rallentare e godersi lo scenario. Così non c'è nulla di quella folle urgenza senza scopo che rende ogni tragitto in autostrada una faccenda gravosa e insoddisfacente. Quando attraversate una città su una strada del genere è un evento. Non la superate a velocità sostenuta, ma rallentate e ci scivolate dentro, in una maniera regale, come un carro a una sfilata, abbastanza piano per annuire ai pedoni se vi va e dare un'occhiata alle merci esposte nelle vetrine della Main Street.
L'Australia mi piaceva, mi piaceva epidermicamente, senza arzigogoli o dubbi, in un modo che non mi sarei mai aspettato. L'Australia è una gradevole fusione tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Ha una naturalezza, una vivacità, una mancanza di riserve, un agio assoluto con gli stranieri...
Forse è il mio innato pessimismo, ma ho come l'impressione che viaggiare ai nostri giorni significhi soprattutto vedere le cose quando è ancora possibile.
Parcheggiai la macchina in una strada laterale e camminai lungo la marina, passando davanti alle vetrine di negozi di inattesa pomposità: Prada, Hermes, Ralph Lauren. Tutto perfettamente elegante. Solo che non c'era nulla di interessante. Non avevo bisogno di farmi tredicimila chilometri per dare un'occhiata agli asciugamani da bagno di Ralph Lauren. Forse è il mio innato pessimismo, ma ho come l'impressione che viaggiare ai nostri giorni significhi soprattutto vedere le cose quando è ancora possibile.
Uno degli eventi di maggiore importanza nella storia umana avvenne in un'epoca che probabilmente non sarà mai nota … … Mi riferisco, ovviamente, al popolamento dell'Australia. Fino agli anni recenti dare conto della presenza di esseri umani in Australia non era un grande problema. All'inizio del XX secolo, si pensava che gli aborigeni fossero nel continente da non più di quattrocento anni. Negli anni sessanta questa cornice temporale veniva stimata forse a ottomila anni. Nel 1969 il geologo John Fowler, dell'Australian National University di Canberra, stava bighellonando lungo le sponde del letto di un lago da tempo in secca, il Mungo, in un angolo inaridito del Nuovo Galles del Sud occidentale, quando scorse qualcosa. Era uno scheletro di una donna che affiorava da un banco di sabbia. Le sue ossa furono raccolte e sottoposte ad una datazione al carbonio. Quando il risultato venne reso noto, risultò che la donna era morta venticinquemila anni fa, un arco di tempo quasi il triplo rispetto al periodo noto di occupazione dell'Australia. Da allora, ulteriori scoperte hanno spinto quella data ancora più indietro. Oggi le prove a disposizione indicano una data di arrivo di almeno quarantacinquemila anni fa, ma è più probabile che si tratti di sessantamila. I primi occupanti dell'Australia non potrebbero averla raggiunta a piedi perché … … … l'Australia è sempre stata un'isola. Non potrebbero essere nati autonomamente perché in Australia non ci sono creature simili alle scimmie dalle quali avrebbero potuto discendere gli umani. I primi arrivi devono essere avvenuti per forza di cose via mare, probabilmente da Timor nell'arcipelago indonesiano: e qui sorge un problema. Per piazzare l'Homo Sapiens in Australia dovete ammettere che, in un periodo remotissimo precedente la comparsa nota di umanoidi dal comportamento moderno, in Asia meridionale vivesse un popolo sufficientemente avanzato da praticare la pesca in acque interne a bordo di qualche imbarcazione, presumibilmente zattere. Non importa che gli studi di archeologia dimostrino che per altri trentamila anni sulla terra nessun altro popolo avrebbe fatto quelle cose. Dobbiamo accettare che questi individui utilizzassero delle imbarcazioni. … … … … Quello che è sicuro è che i popoli indigeni dell'Australia sono qui perché i loro antenati attraversarono almeno sessanta miglia di mare assolutamente impegnative, decine di migliaia di anni prima che chiunque altro sulla terra sognasse una simile impresa, e lo fecero in un numero sufficiente ad avviare la colonizzazione di un continente.
In ogni caso si tratta di una impresa di straordinaria rilevanza.
In quei giorni (1950), Alice Springs aveva quattromila abitanti e rarissimi visitatori. Oggi è una prospera cittadina con venticinquemila abitanti ed è piena di visitatori -trecentocinquantamila all'anno- che naturalmente rappresentano il problema. Oggi potete arrivare in aereo da Adelaide in due ore, da Melbourne e Sydney in meno di tre. Potete avere un caffè espresso con il latte e comprare qualche opale e poi salire su un pullman turistico e percorrere la strada che conduce ad Ayers Rock. La città non è diventata solo accessibile, è diventata una destinazione. È così piena di motel, hotel, centri congressi, campeggi e località desertiche da visitare che non potete pretendere nemmeno per un momento di aver fatto qualcosa di eccezionale a venire fin qui. È davvero pazzesco. Una comunità che un tempo era celebre per essere remota ora attrae migliaia di visitatori che vengono a vedere quanto poco remota sia diventata.
L'Australia è in gran parte vuota e lontana, tanto lontana. La sua popolazione non è numerosa e, di conseguenza, il suo ruolo nel mondo è periferico. Non ha colpi di stato, non esaurisce le riserve ittiche con una pesca dissennata, non finanzia despoti impresentabili, non produce cocaina in quantità imbarazzanti, non usa la propria influenza in maniera arrogante ed inappropriata. E' un paese stabile, pacifico e buono. Non ha bisogno di essere tenuta sotto osservazione, e così non lo facciamo. Ma voglio dirvi questo: a perderci siamo solo noi. Vedete, l'Australia è un posto interessante. Ed è dall'inizio del libro che non faccio che ripeterlo.